Domanda: se
puoi darmi “Figlio mio”, una risposta giusta. Fammela sentire ora
e, non dirmi d'aspettare a domani. Quella potrebbe essere una giornata funesta
per me, che ha assai più anni del nonno morto vestito.
“Figlio mio”, almeno una volta nella vita l’essere umano, é nel percorso del suo vissuto tra la via del sentito religioso e, il credere senza lì come e perché vive. Si capisce che la vita scende dal cielo. E Tu hai sicuramente fatto come il nonno padre di questo figlio che scrive a te il sentito dire: “Di aver scoperto l’acqua calda”che fare?”. La risposta sta nelle righe di queste poche e brevissime corte parole, solo Papà <Antonio> in questo momento ricorda Dario Fò. Lui può perché: provvede di farci vivere la magia “Nella domanda c’è la risposta” qual è meglio fascinare esibendo uno spettacolo naturale o mascherarci tutti e allegramente rallegrarci d’andare mascherato lanciando Pulcinella a Napoli! È una risposta pesante o una domanda fuori della stagione teatrale leggera? Mi dico: sì! Pesanti come mille pugni sulla bocca - dell’anima della gente. Incapace d’alzare l’anima leggera. Mette in ginocchio la pulce anziché l’elefante. Bene e, soprattutto se è papà che te le dice, ti aspetteresti, delle grazie. “A questo punto cosa fare?” mi domandi. Per fortuna (ma forse farei meglio a dire per disgrazia), chi ti parla le conosce bene queste “maschere”. Ne ha passate di recite vestite nella notte dei loro morti! Dirti di fare teatro. Non farlo per se stesso e, niente sarebbe la cosa più facile. Di certo non la più giusta. Lo stesso discorso vale se ti dico di continuare a fare quello che esterni a parole come se niente fosse. La cosa più sensata da fare in questi momenti è: fermarsi un attimo in un angolo a pensare. Capire cosa siamo… cosa vogliamo… e perché? Di qui, se ci piacciamo e crediamo in quello che facciamo, conta, naturalmente! Soprattutto se lo facciamo senza interessi.
“Figlio mio”, almeno una volta nella vita l’essere umano, é nel percorso del suo vissuto tra la via del sentito religioso e, il credere senza lì come e perché vive. Si capisce che la vita scende dal cielo. E Tu hai sicuramente fatto come il nonno padre di questo figlio che scrive a te il sentito dire: “Di aver scoperto l’acqua calda”che fare?”. La risposta sta nelle righe di queste poche e brevissime corte parole, solo Papà <Antonio> in questo momento ricorda Dario Fò. Lui può perché: provvede di farci vivere la magia “Nella domanda c’è la risposta” qual è meglio fascinare esibendo uno spettacolo naturale o mascherarci tutti e allegramente rallegrarci d’andare mascherato lanciando Pulcinella a Napoli! È una risposta pesante o una domanda fuori della stagione teatrale leggera? Mi dico: sì! Pesanti come mille pugni sulla bocca - dell’anima della gente. Incapace d’alzare l’anima leggera. Mette in ginocchio la pulce anziché l’elefante. Bene e, soprattutto se è papà che te le dice, ti aspetteresti, delle grazie. “A questo punto cosa fare?” mi domandi. Per fortuna (ma forse farei meglio a dire per disgrazia), chi ti parla le conosce bene queste “maschere”. Ne ha passate di recite vestite nella notte dei loro morti! Dirti di fare teatro. Non farlo per se stesso e, niente sarebbe la cosa più facile. Di certo non la più giusta. Lo stesso discorso vale se ti dico di continuare a fare quello che esterni a parole come se niente fosse. La cosa più sensata da fare in questi momenti è: fermarsi un attimo in un angolo a pensare. Capire cosa siamo… cosa vogliamo… e perché? Di qui, se ci piacciamo e crediamo in quello che facciamo, conta, naturalmente! Soprattutto se lo facciamo senza interessi.
Andiamo a scrivere: se così non fosse
dovrebbero dare ragione a chi pensa che “nessuno fa niente per nulla”) Bisognerebbero
inventarsele nuove maschere da trattenere il guadagno che è di religione non
per il sentito ricordo, ma per il fascino seguito tra il niente e, allora nulla
fate, cerca di controllare. Non c’è al mondo chi ci può fermare. Forse chi lo
dice non ci pensa o, peggio ancora, non ha cervello per pensare. La gente è
così cosa gli possiamo fare? La possiamo uccidere? No! La bocca è fatta per
parlare. È meglio perdonare. L’ha detto anche Gesù inchiodato sulla croce. È
diverso, però, se a dirlo è papà. Vuol affermare che quel darsi anima e corpo
agli altri senza risparmiarsi, alla fine, senza volerlo lo fanno pagare anche a
loro. Ti racconto una storiella che calza a pennello, l’ho letto sullo stato
quotidiano o un altro giornale locale non ricorda molto bene, ma di una cosa è
certo la storia è propria questa. Stavamo facendo nella sagrestia della chiesa
Croce un Seminario intitolato: Amore e sessualità. Come in tutti i seminari
ognuno diceva la sua. Ad un certo punto si alza una donna e dice al parroco che
stava parlando: “Don Mario, diglielo tu a questo (questo era il marito) che per
un mese non mi deve “stuzzicare” perché ho fatto il fioretto alla Madonna”. Don
Mario (chi lo conosceva può immaginare la scena): “Ah, sì? Mannaggia a te, ma
ti sembra giusto? Tu hai fatto il fioretto e tuo marito deve fare la
penitenza?”. Non farmi andare più avanti, penso che tu abbia capito e anche
perché non posso andare per le lunghe. Mi è rimasto giusto lo spazio per un
consiglio. Tu continui o non ricordati una cosa: se vuoi andare d’accordo con
il mondo assicurati che testa e cuore vada sempre a braccetto. Non è così, se
uno dei due va avanti, non ci sono speranze, alla fine qualche bocca parlerà.
Lo diceva anche una canzone che ho sentito stamattina alla radio: “Se vuoi
vivere bene, ti devi adattare; se vuoi fare il forte, poi non ti lamentare.
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